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Thursday, June 16, 2011

Pietrabbbondante ottiene lo Scudo Blu

Posted by MAKMU ta On Thursday, June 16, 2011

Custodirà il sito archeologico di Pietrabbondante lo Scudo Blu della SIPBC, la Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali. Un riconoscimento prestigioso, emblema internazionale di tutela dei Beni Culturali. In Italia ce ne sono pochissimi. Infatti, lo scudo blu non è da tutti. Solo i monumenti più significativi del territorio possono avere l’onore di ottenerlo. Così, Pietrabbondante, il 22 luglio darà il benvenuto al simbolo europeo, con una cerimonia di inaugurazione che avrà luogo alle porte dell’area archeologica che ospita uno tra i più importanti santuari sanniti d’Italia. Lo Scudo Blu è previsto dalla Convenzione dell’Aja del 14 maggio 1954. Il primo in assoluto ad essere apposto in Molise è stato quello di Altilia, il secondo sarà a Pietrabbondante. 




Grazie allo Scudo Blu, i Siti Culturali possono beneficiare dell’intera protezione della legge internazionale in caso di conflitti armati e di catastrofi naturali, nonché richiamare l’attenzione sull’importanza ed il valore di un Bene Culturale, la cui conservazione costituisce una priorità per tutti i popoli del pianeta. Danneggiare un’opera o un bene culturale significa compiere un oltraggio per l’intera umanità. Ogni popolo infatti contribuisce alla creazione di un database di Cultura mondiale. La Cultura, quella con la C maiuscola, troppo spesso è sottovalutata nel nostro Paese e privata delle giuste attenzioni. Sia per quanto riguarda la valorizzazione e la conservazione, sia per gli investimenti economici nel settore. È invece un patrimonio fondamentale per tutta la penisola, motore di sviluppo da saper utilizzare con cura. Tra un mese, dunque, lo scudo proteggerà l’antico mondo sannita. Quel popolo fiero che osò difendersi dalla dominazione romana.
A Z

Primo Piano Molise

Wednesday, April 6, 2011

Il blog di Pietrabbondante si rinnova...

Posted by MAKMU ta On Wednesday, April 06, 2011

...e torna ad essere attivo.
Da oggi i nostri lettori avranno la possibilità di seguire costantemente news ed eventi di Pietrabbondante e del territorio alto molisano. Esploreremo il mondo antico dei Sanniti, cercando nella storia la chiave per una nuova rilettura del nostro presente.
Affronteremo tematiche di attualità, tentando di interpretare i fatti e le vicende quotidiane. Ci inoltreremo nella cultura di questi luoghi, nelle sue mille sfaccettature. Racconteremo la vita, le emozioni, le storie della sua gente. E saremo un importante strumento di informazione per quanti avranno la curiosità e il privilegio di conoscere Pietrabbondante, un piccolo angolo di mondo incontaminato e immerso in un incantevole paesaggio naturale.
Vi trasporteremo tra le stradine di pietra fino alle imponenti rocce che dominano il panorama del paesino di montagna, raggiungeremo i punti storico-culturali più rilevanti, creando nuove consapevolezze. Fino a perderci nell'area archeologica sannita, nei suoi anfratti più significativi, nel suo teatro in pietra unico, nei templi e nei recenti tesori rinvenuti dagli archeologi. Saremo una guida esclusiva per quanti avranno voglia di conoscere ed approfondire passato e presente di questo entusiasmante scorcio di realtà molisana.
Vi aspettiamo a Pietrabbondante.

Wednesday, December 29, 2010

I campani tra Sanniti e Romani

Posted by MAKMU ta On Wednesday, December 29, 2010

Friday, June 25, 2010

Curiosità sul paese - Come eravamo

Posted by MAKMU ta On Friday, June 25, 2010



Curiosità sul paese dal sito di Antonino Zarlenga:

Quando c’era la piena al fiume i viandanti di ( Pietrabbondante, Castelverrino e Caccavone ) passavano sulla scala posta sopra le acque. Chi aveva paura, passava “mani e piedi tra i pioli sconnessi” (passava alla ‘Ngacciun).

La nevicata del 56
I nonni raccontano che, nel lontano inverno del 1956, una nevicata eccezionale coprì ogni cosa e costrinse gli abitanti del paese a rimanere tanti giorni in casa. Si usciva dalle finestre e si scavarono delle vere e proprie gallerie nella neve per muoversi tra le abitazioni. Dentro casa le donne, siccome non potevano andare a prendere l’acqua nei pozzi scioglievano la neve per lavare e cucinare.

Di solito nel mese di marzo si tagliavano i capelli dei bambini a zero per farli ricrescere sani,belli e forti .era molto usato il taglio “ ch la spasetta” ; questa veniva capovolta in testa al bambino e si tagliavano tutti i capelli che ne uscivano fuori.

Il bucato era un’operazione lunga e complessa: prima di tutto si preparava la “l’iscia” ( si faceva bollire acqua e cenere nel caldaio sul focolare) , poi si versava sulla biancheria che era ricoperta da un telone a trama fitta chiamato “r c’nron”. Dopo un lungo ammollo, che durava anche due o tre giorni, la biancheria si portava al fiume con i cesti di vimini; qui si insaponava sulle pietre e poi si sciacquava nell’acqua corrente.

A Pasqua si usava regalare dei dolcetti ai più piccini: alle bambine la “p’potta”, una bambola dolce con un uovo incastrato nella pasta; ai bambini si donava “r caccialebbre” o un cestino di pasta “n’ cisc d’ pascta dolg”.

Il lunedi in Albis davanti alla cappella di San Vincenzo c’era la benedizione degli animali. Seguiva la scampagnata, le donne nei grossi canestri portavano “sprssat, salgiccia, ova sod, frttieta e cacaruozz”.

La domenica delle palme gli innamorati portavano “la palma” alla propria fidanzata. Il ramoscello d’ulivo adorno con fiori, nastrini e fiocchetti era accompagnata da un anello d’oro benedetto in chiesa.

Il giovedì santo, dopo una messa solenne. Alla quale partecipa tutto il popolo, si “legano le campane” in segno di lutto per la morte di Gesù; non si possono più suonare fino a sabato santo a mezzogiorno…

Durante il mese di maggio “z’ accucchieaven l crap e z’ faceva la mandra” si riunivano le capre di diverse famiglie e, in seguito alla misurazione del latte, che avveniva con estrema precisione, i proprietari andavano a rotazione a pascolare e potevano usare tutto il latte ricavato.

LA GIORNATA DEL MIETITORE “La j’ernata d r ‘ m’t’tor
Questa giornata era lunga e pesante per cui spesso il ritmo veniva interrotto…. Erano previsti: la “v’vtella” zuppa con pane e vino; la “qulazione”. Le donne portavano nei canestri di vimini, una grossa pagnotta di pane scavata e imbottita con salsiccia, frittata, peperoni e pancetta fritta; “r’ r’nfresch” , verso le 3 o le 4 del pomeriggio, con vino, taralli e paste fatte con l'amoniaca.

Si segnala anche l'interessante gruppo su facebook COME ERAVAMO UNA VOLTA, dedicato al Molise e ricco di foto storiche. In basso qualche immagine di repertorio.




Monday, June 7, 2010

I tagli alla cultura

Posted by MAKMU ta On Monday, June 07, 2010

Riporto questo interessante articolo circa i tagli alla cultura che comincia proprio col citare il teatro sannitico di Pietrabbondante; parla Rutelli, ex ministro dei beni culturali, che denuncia le gravi ripercussioni di questi tagli su molti enti storici di ricerca. Riguardo alla Scuola Archeologica di Atene, la più importante scuola di formazione archeologi italiani che dura da più di 100 anni, segnalo questa petizione online. Tra i sottoscrittori anche il nostro Adriano La Regina.


«Il teatro di Pietrabbondante, in Molise, era un luogo di convegno delle leghe italiche, pre-romano, forse preistorico. Difficile che faccia molti utili, però non per questo va trascurato o gli va costruito accanto un McDonald’s». Usa questa immagine Francesco Rutelli, in una conversazione con il Riformista, per spiegare che il patrimonio italiano, vasto e spesso sconosciuto, non può essere considerato un peso e basta. È una risorsa naturale, e civile, che va messa a frutto senza demagogia o tendenze distruttive. Come i tagli indiscriminati di Calderoli, costringendo il povero Bondi a elemosinare qualche soldo. E l'infamia delle forbici.

«Sarebbe surreale la soddisfazione di Bondi nell’effettuare ulteriori tagli, colpendo magari la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano, la Scuola archeologica di Atene e altre grandi istituzioni italiane: finiremmo in sere C. Noi come opposizione siamo pronti a dilagare in Parlamento», ha detto Francesco Rutelli ieri, al Quirinale, dove c’è stato un obamiano scambio di battute tra Silvio Berlusconi e Barbara Palombelli, moglie del presidente di Alleanza per l’Italia. «È sempre abbronzato suo marito… lei lavora e lui va al mare?».

Da ministro dei Beni e delle attività culturali, non è stato con le mani in mano. Rutelli rivendica il ritorno di opere italiane recuperate dall'estero. «In 20 mesi abbiamo recuperato opere del valore assicurativo di 500 milioni di euro - racconta al Riformista - Sono 1.300 anni di indennità parlamentari. Il patrimonio italiano può crescere di valore. Ed è ricchezza del Paese. Una ricchezza che ha delle spese di manutenzione, ma produce ricchezza, come il turismo». Per Rutelli, il patrimonio, vera e propria «dotazione del nostro Paese», va tenuto assieme alle attività culturali. «Che vanno sostenute anche quando sembrano a perdere: prendiamo la lirica, io ho sentito soprani e tenori giapponesi parlano un italiano perfetto a Tokyo. Se perdiamo il prestigio della lirica italiana nel mondo, chi resterà che parla la nostra lingua all'estero? Il Papa...». L'attività culturale, ovviamente, deve essere produttiva.

Ma ci sono anche settori patrimoniali che non producono ricchezza monetizzabile. «Gli archivi, le biblioteche - fa presete Rutelli - producono identità. Che ricavi possono fare? Gli spiccioli delle macchinette del caffè? Basta con questa storia che la cultura è un peso e nulla più. Companatico che se non c'è pane non ci possiamo permettere. La cultura dà anche pane a molte persone». Sia chiaro, precisa Rutelli, i ritorni economici delle istituzioni culturali pubbliche sono fondamentali. Bisogna vigilare ed evitare gli sprechi («ci sono comitati celebrativi con dentro gente improbabile»), incentivando il management. «Ricordo che il sovintendente archeologico che non autorizzò lo spostamento di 50 metri dei poveri muri di una villa rinvenuta vicino al Nuovo Auditorium, non si è potuto mettere subito l'albergo, i ristoranti e gli shop progettati. Ma erano avanzi di tufo antico, non sarebbero certi stati decontestualizzati». Ma La Regina fece resistenza.

Su Bondi, e sull'ipotesi di dimissioni avanzate dall'Idv e da molti artisti, Rutelli racconta un aneddoto inedito di quando era ministro. «È fisiologico che in un sistema marcio come quello italiano il ministero della Cultura venga calpestato. Però il valore di un ministro è proprio nella sua capacità di difenderlo. A costo della propria... non diciamo vita, ma dignità politica. Alle fine del 2006, scoprii che un funzionario delle Finanze, di sua iniziativa, aveva tolto le agevolazioni per dimore storiche. Dissi al Quirinale che se non fossero state ripristinate in un decreto legge mi sarei dimesso. Furono ripristinate».

La situazione, oggi, è più grave e il ministro non è un vicepremier. Per Rutelli, però, «non è una scelta di quest'anno: dal 2007 al 2010, la cifra per la tutela del paesaggio e dei beni architettonici si è ridotta da 105 milioni a 40,9. Più che dimezzata, un crollo. Gli affari generali, invece, sono più che raddoppiati: da 20 a 42». Il settore, quest'ultimo, che riguarda maggiormente i privilegi di chi lavora nel settore. Rispetto dei privilegi che ha, probabilmente, incentivato il silenzio dei sindacati.

Per Rutelli, però, la scelta di rendere minore e precario l'aiuto statale nel settore dei beni culturali è doppiamente dannoso. Si toglie un aiuto, pubblico, e si disincentiva l'intervento del privato. «Ci vuole certezza dell’investimento pubblico pluriennale se vuoi avere una paretecizione privata. Con i tagli, si mettono in discussione anche le sponsorizzazioni, che sono 250 milioni di euro in un anno. C'è poi la legge 238, ovvero la deducibilità per imprese che investono in cultura: un giro di 300 milioni di euro annui, con un meccanismo che oggi è in calo. Comunque, deduzioni e sponsorizzazioni valgono più del Fus».

Rutelli rivendica di aver lanciato il tax shelter, «che permette d'investire bene nel cinema anche a chi non è un cinematografaro». Rilancia «con un meccanismo virtuoso di tipo fiscale: un matrimonio tra emersione del nero e benifici della cultura. Non parlo di nuove tasse, sono contrario. Ma sugli incrementi di gettito una quota può venire destinata alla cultura. Per arrivare almeno all'1% del bilancio della Repubblica destinato alla cultura. Se stiamo al di sotto, i musei chiudono e i monumenti, come la Domus Aurea o il Colosseo, crollano. Crolla il turismo, crolla l'economia...». (Fonte: il Riformista)

Thursday, April 1, 2010

Vania Mancini - Zingare Spericolate

Posted by MAKMU ta On Thursday, April 01, 2010

Come scrive Vasco Rossi sulla sua pagina di facebook:


Tempo fa avevo pubblicato qui il logo di una copertina che mi era piaciuta. 


“Zingare Spericolate”

Bene oggi posso darvi la notizia che si tratta di un libro appena pubblicato 

Da Vania Mancini.
Vania è una cara amica. La conosco da anni. 
È stata una giovane “pasionaria” piena di entusiasmo, ideali e impegno politico.
Ha partecipato attivamente alla vita e alla cultura alternativa romana frequentando centri sociali, manifestazioni e assemblee.
Ultimamente ha cominciato a dedicarsi ad attività concrete di sostegno.
Da alcuni anni frequenta una comunità di Zingari romani. 
Questo libro nasce dalla sua esperienza e dalla necessità di comunicarla. 
Di provare cioè a raccontarci un po’ come sono questi “Zingari”. Di farceli conoscere.
Si ha sempre paura di ciò che non si conosce. E in questo momento di isteria xenofoba mi sembra già una cosa interessante.





VANIA MANCINI è operatrice culturale, coordinatrice nella zona Roma Nord del progetto di scolarizzazione dei minori Rom con l'Arci Solidarietà Lazio per il dipartimento delle Politiche Educative del Comune di Roma, originaria di Pietrabbondante e autrice di Cheja Celen Ragazze che ballano. Zingare Spericolate è il suo nuovo libro nel quale racconta anche del suo paese di origine.


Cenerentole del 2000...sono le "Cheja Celen", ragazze che ballano,che accudiscono le baracche e i fratellini, chiedono l'elemosina, girano per "cassonetti", che si trasformano da bambine in principesse di un popolo senza terra. 

Splendide ballerine acclamate dal pubblico, come Cenerentola perdono le scarpe durante le loro danze perchè a loro piace ballare a piedi nudi quando si scaldano sul palco..


Alla fine dello spettacolo come nella favola, tornano nel loro campo "ognuna a rincorrere i suoi guai", senza neanche la speranza di un principe nella vita che le vada a salvare..


Questo libro racconta le loro storie, al ritmo delle canzoni di Vasco, e illustra attraverso lo sguardo di Tano D'Amico, momenti delle loro esperienze.

Con le parole dell'autrice:
"Il mondo che vorrei è un mondo dove non esistono persone costrette a vivere in un campo Rom senza documenti e senza diritti. Vorrei un mondo dove non si possa solo perdere..e alla fine non si perde neanche più.."  Fonte: VascoRossi





Sempre dal sito di Vasco Rossi un'intervista all'autrice 


"Ho deciso di intitolare il mio libro Zingare spericolate, ispirata dalla famosa canzone di Vasco Rossi "Vita Spericolata". 
Perché i testi delle canzoni di Vasco sono "magici"...Vasco è un "Gitano del Rock" e riesce ad interpretare la vita attraverso la musica e descrive in modo incisivo sentimenti e stati d'animo con le sue parole...


Il libro racconta le storie di vita dei bimbi Rom...e delle persone , scuole ed associazioni che attraverso la mia mediazione culturale si sono avvicinate al mondo Rom ...anche dei tassisti ci hanno aiutato a portare le bambine gratis a realizzare alcuni spettacoli..durante la presentazione del mio primo libro "cheja celen...ragazze che ballano in Rom ".

Le storie delle Rom sono intervallate dalle parole delle canzoni di Vasco "colonna sonora" di questo libro...che oltre a fotografarne, lo stato d'animo, ne interpreta i sentimenti più profondi... per chi deve pagare tutti i giorni il fatto di non vivere ... "come secondo loro pare"... mentre avere il coraggio di vivere una vita diversa è "pericoloso" o comunque... "SPERICOLATO"... e chi dimostra di non aver paura del "pericolo" nell'intraprendere una strada di una scelta diversa di vita... in questa "jungla metropolitana".

Spericolate : libere dentro..spregiudicate… libere di rompere con antiche tradizioni, ma senza rinnegare la propria cultura anzi portandola con sé in ogni spettacolo, in ogni viaggio in ogni movimento, in ogni gesto, in ogni danza, in ogni nota, in ogni canzone...senza regole senza schemi senza coreografie coatte, in modo spontaneo ed improvvisato, in un ballo "primordialmente anarchico " come dei veri "animali da palcoscenico".
Delle piccole Carmen, come nell'opera di Bizet, fiere nella loro furberia gitana e nel loro istinto libertario.


Irriducibili al dominio maschile le bambine rom le descriverei come delle danzatrici "naufraghe in questa ISOLA dei NON FAMOSI" chiamata da noi campo Rom... perdendo per sempre l'idea del tempo associata ai propri bisogni e desideri...per costringerle a battere al ritmo scandito dalla televisione, dalla "società cosiddetta civile"...la precarietà della loro vita le mantiene in un purgatorio nell'impossibilità di guardare al domani, di guardare oltre.

Nel libro parlo di Pietrabbondante nel Molise, il mio paese d'origine...che come Zocca per Vasco...è sempre stato nel mio cuore e nelle mie storie ... lì si trova, la mia "piccola jungla"... dove ero libera di girare nei campi d'Ortovecchio" e mi tuffavo nel fiume cercando di prendere i pesci sotto le pietre...ma tornavo a casa solo con dei girini...che poi si trasformavano in Rane "el sapo"... soprannome che mi han dato gli indigeni in Messico…e portafortuna della mia vita!

A Pietrabbondante c'è un antico teatro sannita in pietra ritrovato dopo alcuni scavi ...una vera bellezza... lì abbiamo realizzato con Tano D'Amico alcune delle foto nel libro perché credo che l'espressione dei popoli attraverso il teatro le danze i racconti e la musica… sia utile per capire la loro evoluzione le loro diversità ed in fondo le loro similitudini .
Il teatro è un ricordo d'infanzia, le prime rappresentazioni teatrali che vidi a Pietrabbondante, hanno sviluppato in me la passione e la ricerca delle varie culture... per noi del paese è magico, e porta con sé un energia particolare, la notte andavamo li a meditare sulle nostre paure i nostri sogni, la voglia di provare anche sbagliando... ci sentivamo un po i "parlamentari dell'universo"... la stessa magia che provo durante i concerti di Vasco, lo stesso rituale che mi fa rivivere queste emozioni, di trasgredire nel sentire in un modo diverso la vita nella voglia di provare e percepire anche ciò che non si vede che non si deve perché un po' troppo spericolato... la stessa magia su quel palcoscenico con Vasco dove lui rappresenta per me come in un grande teatro sul palcoscenico in ogni canzone il segreto di sentimenti, paure passioni che possano dare un senso al ritmo dell'universo"

Vania Mancini... el sapo. Fonte: Vasco Rossi.


Le Chejà Celen su Facebook.







Monday, February 15, 2010

Torna in Molise Adriano La Regina

Posted by MAKMU ta On Monday, February 15, 2010

la regina

La soddisfazione per quella sala della biblioteca Albino gremita è generale. Ma lo è soprattutto per Alfonsina Russo, il Soprintendente ai beni archeologici del Molise, che ha organizzato Archeo, il ciclo di incontri del giovedì che sta riscuotendo grande successo.Molta della nutrita presenza per il penultimo degli appuntamenti lo si deve alla presenza di Adriano La Regina, esperto di fama mondiale, che fu dirigente della soprintendenza molisana a partire dal 1971, prima di diventare Soprintendente di Roma Antica e presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte.

Un ritorno graditissimo e molto apprezzato, che ha permesso di fare il punto sul sito archeologico più significativo del Molise, quello di Pietrabbondante. Gli scavi ripresero nel 1959, dopo essersi interrotti per più di un secolo, visto che gli ultimi erano stati effettuati in età borbonica, quando vennero alla luce il teatro e il tempio minore. "Grande impulso lo dobbiamo al soprintendente Cianfarani, che raccolse le istanze che all'epoca portarono il comune di Pietrabbondante e la provincia di Molise".

I Sanniti. Il popolo che La Regina conosce a fondo, e Pietrabbondante segna la traccia storica di un passaggio cruciale, quello di popolo che si va assoggettando all'Impero di Roma. "Il Molise ha dei punti di interesse e di rilevanza internazionale - ha detto La Regina -. Pietrabbondante per la conoscenza della civiltà sannitica è la località principale dell'Italia Sabellica, perché era un santuario nazionale dei Sanniti. Un centro di religiosità pubblica nazionale che ci dà informazioni fondamentali su tutta l'organizzazione della società sannita".

Ma Adriano La Regina conosce a menadito il patrimonio storico e archeologico di tutto il Molise. Sul rischio che una regione piccola possa non ricevere fondi a sufficienza per riportare alla luce la propria storia dice: "Che c'entra, anche la Svizzera è piccola, ma sta meglio di nazioni più grandi. Dipende da come di usano le ricorse. Il Molise ha un grande vantaggio rispetto a tante altre parti d'Italia, ossia quello di aver subito poche alterazioni del suo paesaggio. In un momento come questo, in cui si tende a valorizzare gli aspetti monumentali nel loro contesto paesaggistico il Molise si trova in vantaggio rispetto ad altre parti d'Italia".

"Inutile dire quanto siamo soddisfatti della riuscita dell'evento", ha detto il Soprintendente Alfonsina Russo, che ha ricordato anche come l'incontro sia stato organizzato anche grazie al supporto della Società italiana per la protezione dei beni culturali, il cui segretario nazionale, generale Rizzo, ha presenziato ai lavori.

Prossimo e ultimo appuntamento il 4 febbraio con Gianluca Ferrari, Comandante del Nucleo tutela de patrimonio culturale a Bari, che parlerà dell'opera svolta dai carabinieri nel recupero delle opere d'arte e nel contrasto al traffico di oggetti antichi.

Fonte: www.primapaginamolise.com del 20 gennaio 2010

Friday, February 5, 2010

Lo stemma del comune

Posted by MAKMU ta On Friday, February 05, 2010

stemma comune Pietrabbondante - 3

Lo stemma del comune, antichissimo, consiste in uno scudo appuntato, detto sannitico, interzato in fascia. Nella parte superiore, azzurra, sono poste nel campo le tre Morge ai cui piedi sorge Pietrabbondante, ciascuna sormontata da una spiga di grano. Nella parte centrale, bianca, figurano le lettere B N T E. La parte inferiore, grigia, porta nel campo una superficie di acque leggermente increspata. La sua lettura costituisce, perciò, una specie di rebus che risolto dà appunto il nome di Pietrabbondante. Gli ornamenti esteriori sono quelli generalmente usati per il comune: un ramo di alloro, un ramo di quercia e il tutto sormontato da una corona. Il suo significato è chiaro: indica che la fatica instancabile dei suoi laboriosi cittadini, fortemente dediti al lavoro, riesce a strappare da una terra avara, erta e sassosa, raccolti così abbondanti e vari (si produce…o si produceva un pò di tutto) che sanno quasi del miracoloso. Il significato araldico dello stemma (1) non è meno suggestivo: la spiga è un augurio di eterna abbondanza e di sicura ricompensa al lavoro perché premia annualmente le fatiche del contadino. Presso i popoli antichi era vaticinio di pace giacché non si poteva coltivare la terra in tempo di guerra; inoltre le spighe di grano adornavano le figure allegoriche della Pace. Pur avendo lo stemma origini antichissime non risultava ancora autorizzato, come per legge. Pertanto solo nel 1972 la Civica Amministrazione ha inoltrato istanza alla Presidenza della Repubblica per ottenere il prescritto riconoscimento anche per l’uso del Gonfalone.

(1) Di Crollalanza G.B. Enciclopedia araldico-cavalleresca. Prontuario nobiliare. Rocca S. Casciano, 1878.

Fonte: A. Di Iorio, Pietrabbondante dall'epoca longobarda ai nostri giorni, 1975.

L'interpretazione di Franco Valente: http://www.francovalente.it/?p=53


Thursday, February 4, 2010

Pietrabbondante – Notizie generali

Posted by MAKMU ta On Thursday, February 04, 2010

Pietrabbondante sorge nei pressi dei tratturi Celano-Foggia e Sprondasino-Castel del Giudice e si presenta arroccata a pietre locali dette m0rge. Il suo nome fa riferimento, in maniera inequivocabile, proprio alla notevole presenza di rocce, detriti e pietre disseminati in tutto il territorio.

642S8459

Ulteriore conferma è lo stemma comunale, ove campeggiano tre rilievi: la morgia su cui si ergono i ruderi del castello, nella parte più impervia del paese, e la morgia dei Corvi e Monte Caraceno (o Saraceno), sulla cui cima sono fortificazioni di età preromana.

stemma comune Pietrabbondante

La sua nascita si ascrive tra il IX e X sec. in epoca longobarda, quando Pietrabbondante fu capoluogo di una delle 34 Contee del Ducato di Benevento, la Contea dei Borrello, potentissima famiglia feudale della vasta Terra Burrellensis. Molto interessante risulta l’intero centro storico, a struttura medievale ma con tipologie abitative che hanno previsto l’impiego di materiali provenienti dal vicino sito archeologico. Interesse artistico riveste la Chiesa di Santa Maria Assunta che, costruita nel 1668, cela nel muro posteriore del corpo di fabbrica frammenti di lapidi osche e si apre con un bel portale di fattura barocca.

Foto Pietrabbondante 18 02 2007 027

Alla seconda metà del XVII sec. risale anche la costruzione del Palazzo Baronale il quale, oggetto di vari rifacimenti, si confonde oggi con gli altri edifici del centro storico. In rudere è la Torre Marchesani, dalla famiglia nobiliare che la fece costruire, incastonata tra le rocce nella parte posteriore del Palazzo, un tempo di notevole altezza.

La Torre Marchesani

Sulla parte terminale lo stesso palazzo presentava infatti tre torri di abbellimento demolite nel 1800 perché pericolanti. E’ tuttavia la storia antica, a partire dal IV secolo a.c., a lasciare nel territorio di Pietrabbondante tracce di precisa connotazione archeologica ed architettonica, che lo collocano nella grande storia nazionale per la presenza di antichissime vestigia sannitiche sia in località Calcatello, con i celeberrimi santuario e tempio italico, che su Monte Caraceno.

002 - Foto Aerea  - A. Colamussi

Nella graziosa piazza Vittorio Emanuele è anche una statua bronzea di circa 2 metri del 1922 ad opera di Giuseppe Guastalla, professore del Regio Istituto di Belle Arti di Roma, che raffigura un guerriero sannita con paramenti tipici e scudo sul braccio sinistro, la cui importanza è sintetizzata dalla magnifica epigrafe scritta da Francesco D’Ovidio, insigne filologo e critico letterario:

da queste balze di Boviano l’Antico scendeva il Guerriero impavido alla difesa del Sannio. Da queste discesero con equal virtù i figli di Pietrabbondante a morire per l’Italia.

La statua è tuttavia copia dell’originale che è conservata presso l'edificio scolastico del comune, mentre un'altra copia è esposta presso il Museo delle Terme di Caracalla a Roma.

Il Gueriero Sannita 3

P.s. Con questo primo post, volutamente didascalico, inizia la pubblicazione di questo blog sul paese di Pietrabbondante che si vuol porre come aggregatore di tutte le notizie sul paese e facile strumento di divulgazione della cultura e dell’arte del paese. Sperando di fare cosa gradita ai lettori, invito tutti a seguirlo.

Fonte: Comunità montana Alto Molise: guida turistica e culturale, 2006

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